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Software libero per una società libera

Serata da ricordare il 10 aprile scorso all’Auditorium di Palazzo Prodi presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Trento. Richard Matthew Stallman è stato protagonista della Talk, promossa dalla community trentina Speck&Tech, intitolata “Free Software and freedom in the digital society”.
Pubblicato il:
15 Aprile 2024
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Un evento speciale a cura di Speck & Tech ha aperto l’edizione 2024 degli ICT Days, la sedicesima, manifestazione quest’anno dedicata alla tematica “Reti: spazio, terra, acqua”. A partire dal 2009, l’iniziativa del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione -DISI dell’Università di Trento favorisce l’incontro tra aziende, ricercatori e comunità studentesca.

Protagonista: Stallman, classe 1953, leader del Movimento globale per il software libero. Laureatosi in fisica ad Harvard nel 1974, ha lavorato al Laboratorio di Intelligenza Artificiale (IA) del MIT dal 1971 al 1984, sviluppando software di sistema, tra cui il primo editor di testo estensibile Emacs (1976), e la tecnica di IA del dependency-directed backtracking, o nonchronological backtracking (1975).

Nel corso della conferenza, l’inventore del copyleft e innovatore radicale, ha presentato le sue tesi sulle minacce alla libertà nella società digitale, soffermandosi in particolare sulle contraddizioni e sulle problematiche della sorveglianza di massa attraverso il web, i personal computer e gli altri dispositivi connessi, toccando aspetti e implicazioni del funzionamento dei social media e delle piattaforme digitali come la potenziale censura nei sistemi di video-conferenza oppure la guerra alla condivisione a causa della gestione dei diritti digitali. Da Napster a oggi, l’enfasi sul diritto di autore ha avuto la meglio sull’utopia della diffusione della conoscenza su scala globale descritta dai pionieri di internet. 

Fondendo ispirazioni ideologiche di impronta capitalistica con riferimenti filosofici di origine socialista e anarchica, ha descritto il software libero come una scelta ottimale per una società che abbia davvero a cuore la libertà e ha proseguito la sua analisi mostrando come, a partire dalla fine degli anni settanta dello scorso secolo, si sia verificato un susseguirsi di scivolamenti semantici che hanno configurato l’egemonia di alcuni valori nel discorso pubblico e nelle scelte di spesa sia pubblica che privata, favorendo alcuni nuclei di potere economico e finanziario a scapito di altri possibili assetti e sviluppi socio-tecnici. È così che abbiamo barattato la democrazia con la comodità, una scelta alla volta.  

In particolare, si è soffermato sulla differenza tra open source e software libero, in cui si manifesta la dicotomia fra due focus ben distinti: il primo, sulla qualità; e il secondo, sulla libertà. Quando si usa il termine software libero si pone l’accento sulla libertà degli individui, le scelte conseguenti configurano uno stile di vita. Utilizzando il termine open source ci si concentra invece sui vantaggi, anche economici, che la condivisione del software può garantire.

Infine, il carismatico attivista digitale non ha risparmiato una stoccata nei confronti dell’hype del momento, l’IA, contestandone e invitando a rifiutarsi di accettarne e usarne il nome stesso con cui viene indicata, IA. Questo è il passaggio chiave: l’intelligenza presume comprensione e capacità di trattare correttamente le persone. Nel momento in cui un software non libero è una scatola nera che detiene segreti per processare ingenti moli di dati a scopo di mero profitto e senza alcun obbligo di rispetto della libertà degli utenti, siamo di fronte a una crisi della fiducia per mezzo della quale silenziosamente si scambia la sicurezza (il cui bisogno è andato gradualmente crescendo nel tempo) con il controllo. 

Uscire dalla trappola si può, ma l’efficienza e l’interoperabilità sono sirene irresistibili perché considerate irrinunciabili. Quella di Stallman è stata una riflessione interdisciplinare estremamente ricca che, oltre a mostrare alcuni rimedi esistenti per preservare la propria piena libertà (in primis l’impiego di web server su propri calcolatori anziché in cloud), invita a esercitare un po’ di sana critica digitale quotidiana e punta il dito contro la nostra pigrizia, abitudine e, in ultima istanza, debolezza che non ci permette di dire no e di rinunciare individualmente agli strumenti digitali “liberticidi”. Ciò ha un importante riflesso nella sfera pubblica: complice l’efficacia delle azioni lobbistiche, si finisce per impedire che ci si sbarazzi delle soluzioni e delle infrastrutture contro i beni comuni digitali, che hanno acuito le disuguaglianze, facendo aumentare la povertà, anche fra i lavoratori. 

Non solo un excursus di innovazioni tecnologiche ma un condensato di storia recente che, attraverso la descrizione di queste minacce alla vita democratica delle nostre società, pone al centro l’uso di software libero come fattore discriminante: la più importante battaglia per la liberazione del cyberspazio.

La registrazione dell’incontro, e della generosa sessione conclusiva di domande e risposte che è seguita, sarà disponibile online.


Prossimo appuntamento: Trento Open Festival – dal 6 all’8 giugno 2024, nell’ambito del progetto europeo ZOOOM.

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