Dal Trentino alle reti globali dell’innovazione: il valore del trasferimento tecnologico
16 Settembre 2026

L’Italia è riconosciuta a livello internazionale per la qualità della ricerca scientifica. Università, centri di ricerca e istituti pubblici producono conoscenza di alto livello, soprattutto nelle discipline STEM e nelle scienze della vita. Eppure, esiste ancora una distanza significativa tra ciò che viene scoperto nei laboratori e ciò che riesce ad arrivare sul territorio, nelle imprese, negli ospedali e, in ultima analisi, nella vita delle persone.
È questo il campo in cui opera il trasferimento tecnologico: trasformare risultati scientifici, competenze e tecnologie in innovazione, capace di generare valore economico e sociale. Un’attività che è sempre più strategica per la competitività del Paese e per la capacità della ricerca di generare impatto.
I numeri aiutano a comprendere questa sfida. Secondo il Technology Dashboard 2025 dell’European Patent Office, l’Italia è il quarto Paese UE per numero di domande di brevetto depositate presso l’EPO, ma registra circa un quinto delle richieste della Germania, leader europeo. Anche lo European Innovation Scoreboard della Commissione europea colloca l’Italia tra i Moderate Innovators, evidenziando come il sistema nazionale continui a esprimere un potenziale di innovazione inferiore alla media dei Paesi europei.
Il paradosso è che il problema non riguarda la qualità né la quantità della ricerca. Secondo un’analisi della Banca d’Italia, tra il 2009 e il 2023 il numero di pubblicazioni italiane nelle discipline STEM (comprese nel 10% più citato a livello mondiale) è aumentato del 60%, con una crescita particolarmente significativa nelle scienze mediche.
Il nodo cruciale è quindi è un altro: trasformare questa conoscenza in innovazione.
È proprio qui che il trasferimento tecnologico assume un ruolo decisivo. Non si focalizza infatti unicamente su attività settoriali, come la gestione di brevetti o il sostegno alla nascita di una startup, ma accompagna l’intero percorso di valorizzazione, valutando quale strada è più opportuno percorrere: dalla protezione della proprietà intellettuale, all’identificazione delle applicazioni industriali, dalla costruzione di partnership con le imprese, alla ricerca di possibili investitori.
Nelle life sciences questo processo assume un significato ancora più profondo. Ogni tecnologia valorizzata può contribuire alla creazione di nuovi farmaci, strumenti diagnostici, dispositivi medici o terapie innovative. In questo ambito, l’impatto economico e quello sociale spesso coincidono: accelerare il trasferimento tecnologico non significa solo creare nuove opportunità di sviluppo, ma anche supportare la nascita di soluzioni che possono migliorare o, addirittura, salvare la vita delle persone.
Perché questo accada, la qualità scientifica rimane una condizione indispensabile, ma non è sufficiente. Specialmente in settori come quello del biotech, infatti, i tempi di sviluppo sono lunghi, gli investimenti elevati e il rischio significativo. Affinché una tecnologia possa attrarre investimenti, deve quindi rispondere a un bisogno reale, presentare elementi di originalità rispetto alle soluzioni già disponibili, essere adeguatamente protetta dal punto di vista della proprietà intellettuale e prevedere un percorso credibile verso lo sviluppo industriale.
In un contesto sempre più globale, però, per valorizzare la ricerca serve anche costruire relazioni, a livello nazionale e internazionale. Le filiere dell’innovazione non si sviluppano più entro i confini di un singolo territorio: imprese, investitori, università, startup e centri di ricerca collaborano su scala globale, condividendo competenze e opportunità.
Ecco perché HIT ha preso parte, lo scorso giugno, alla BIO International Convention, uno dei principali appuntamenti mondiali dedicati alle life sciences. Con oltre 20.000 partecipanti provenienti da più di 70 Paesi, l’evento riunisce l’ecosistema internazionale dell’innovazione, e offre così preziose occasioni di incontro e di sviluppo di nuove collaborazioni.
Con lo stesso obiettivo, HIT parteciperà in ottobre a Meet in Italy for Life Sciences, l’appuntamento promosso da ALISEI che mette in dialogo imprese, istituzioni, mondo della ricerca e technology transfer officer provenienti dall’Italia e dall’Europa, lungo l’intera filiera che va dal laboratorio alla cura.
Per noi, partecipare a questi appuntamenti significa fare conoscere a un vasto pubblico le tecnologie sviluppate in Trentino, ma non solo. Significa anche ascoltare le imprese e informarsi riguardo alle nuove tendenze in campo biotech e meditech, comprendere l’evoluzione dei bisogni industriali, individuare nuovi partner e rafforzare relazioni che, spesso, richiedono anni per trasformarsi in collaborazioni concrete. È un lavoro di connessione che contribuisce a portare il sistema della ricerca trentina dentro le reti nazionali e internazionali dell’innovazione aumentando le opportunità di valorizzazione delle tecnologie sviluppate sul territorio.
Per il Trentino questo approccio rappresenta un elemento distintivo. L’elevata qualità della ricerca e l’integrazione tra competenze scientifiche, infrastrutture e imprese che contraddistinguono quest’area costituiscono una base solida per nuove collaborazioni. Il ruolo di HIT è rafforzare queste connessioni: sia all’interno, tra i vari attori del territorio, sia all’esterno, mettendo in relazione il sistema con potenziali partner nazionali e internazionali, affinché il valore prodotto dalla ricerca possa tradursi in benefici concreti, per tutti.
Perché la valorizzazione della conoscenza va oltre la pura crescita economica: favorisce la nascita di nuove competenze, crea occupazione qualificata, rafforza la competitività delle imprese e contribuisce allo sviluppo regionale attraverso una collaborazione stabile tra università, ricerca, industria e istituzioni. È una leva di sviluppo che apre circoli virtuosi, generando valore condiviso per tutto il territorio, come evidenziato da ASTP nel Knowledge & Technology Transfer Metrics Report.
In un Paese che produce ricerca di eccellenza, il vero vantaggio competitivo non consiste, quindi, solo nello scoprire nuove conoscenze, ma nel creare le condizioni perché queste possano diventare innovazione. Per questo motivo, il trasferimento tecnologico rappresenta oggi uno degli investimenti più importanti per il futuro: perché rende possibile ciò che dà senso alla ricerca stessa, trasformando il sapere in opportunità, sviluppo e qualità della vita.
Trentino Innovation