Nel 2020 mezzo milione euro trasferiti sul territorio da HIT

Trento è la seconda città più ‘circolare‘ d’Italia. A stabilirlo la classifica dei centri urbani più e meno virtuosi sul piano dell’economia circolare, realizzata grazie a uno studio dei ricercatori dell’Università Milano-Bicocca. 28 gli indicatori di circolarità esaminati. Tra questi i dati sulla raccolta differenziata, sull’utilizzo dei trasporti pubblici o dei servizi di sharing mobility, il livello di concentrazione di PM10, la diffusione di eco-brevetti e di imprese ascrivibili alla categoria dei green jobs.

HIT è impegnata da tempo sul fronte circular economy, tema che accomuna l’attività delle tre community internazionali delle quali la fondazione fa parte: EIT Raw MaterialsEIT Climate KIC, EIT Food. La prima promuove l’innovazione e l’imprenditorialità del settore europeo delle materie prime, la seconda si occupa di innovazione per contrastare i cambiamenti climatici, la terza promuove la sostenibilità e l’innovazione nel sistema agroalimentare.

Nell’ambito di questi partenariati, HIT ha coinvolto negli ultimi anni migliaia di giovani, cittadini e imprese a livello sia locale che internazionale, sensibilizzando il mondo della ricerca a sviluppare le proprie tecnologie più in linea con le esigenze dell’industria delle materie prime, facendo conoscere modelli di business circolare e affrontando attraverso varie iniziative il tema dei rifiuti elettronici, il loro ciclo di vita e le possibilità di business ad essi collegate.

I progetti attualmente in fase di svolgimento, in collaborazione con importanti stakeholder internazionali e con il sistema della ricerca trentina, per un valore complessivo di circa mezzo milione di euro trasferiti al Trentino nel 2020 grazie ad HIT, sono 12: AlpLinkBioEcoAWARE, E-Mining@School, Ecopads, ENACT, Living Business Cases for Circular Entrepreneurship, C2Land, Crafth, Raw Materials University Days, RE-PlayREFER, Smart SMEs.

Il progetto EAT Circular, dal 15 settembre al 20 ottobre propone 13 incontri online gratuiti e aperti a tutti per conoscere alcune delle migliori pratiche sviluppate nel mondo dell’accademia, dell’industria e del no profit volte a ridurre la nostra foodprint, la quantità di sprechi che generiamo nella catena agroalimentare.