Dalle parole delle protagoniste di ResearcHERs Power

Si è aperta con l’intervento Telemedicina e sicurezza: esiste un trade-off? la seconda edizione di ResearcHERs Power, il ciclo di webinar in lingua italiana ideato da HIT – Hub Innovazione Trentino per promuovere un dialogo alla pari sui filoni di ricerca d’avanguardia. Ad ogni appuntamento ospiteremo un panel di ricercatrici, imprenditrici ed esperte di settore per discutere assieme limiti e opportunità delle nuove tecnologie nelle loro diverse applicazioni.

Nella tavola rotonda del 10 giugno scorso abbiamo ridiscusso la complessa relazione tra telemedicina e sicurezza, soffermandoci sulle sue diverse dimensioni: la tutela giuridica del dato sensibile e la sua corretta gestione per fini di ricerca e business, le opportunità offerte dalle nuove tecnologie medicali, il mutato ruolo di pazienti, strutture ospedaliere e provider tecnologici.

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Con la telemedicina entra in campo un soggetto terzo rispetto al paziente e al medico: l’azienda fornitrice del servizio di connettività o la piattaforma abilitante. A questo proposito, il GDPR pone dei rigidi vincoli e prevede delle sanzioni salate in caso di mancata compliance. Non rischiamo così di disincentivare le imprese provider di servizi di medicina digitale?

Francesca: Non credo che la legislazione sia un disincentivo, anzi. Il GDPR riconosce il dato non tanto come valore economico in sè ma per l’utilizzo che se ne può fare a livello di ricerca, per migliorare i servizi di cura, i farmaci e le terapie. Lo riconosce come valore e quindi lo tutela definendo – in anticipo rispetto all’esigenza – le linee guida per promuoverne l’uso, il trasferimento e la condivisione. La normativa è poi elastica e flessibile: startup, ospedali e Big Pharma hanno diverse risorse a disposizione, diverse quantità di dati, così come è diverso il rischio connesso al trattamento dei dati. Sempre nel rispetto della tutela della persona, il GDPR fornisce a queste diverse realtà strumenti differenti per verificare la conformità dei propri processi e valorizzare la loro serietà.

La telemedicina ha avvicinato paziente e medico, perché ‘non è più il paziente a recarsi dal medico, ma è il medico ad andare dal paziente’, direttamente sui suoi device. Quali sono i benefici di una forma così ravvicinata di assistenza, sia per l’operatore sanitario che per il paziente?

Silvia: La telemedicina arricchisce la relazione medico – paziente. Da un lato grazie alla notevole mole di dati raccolti dai wearable e dai dispositivi mobile, l’operatore sanitario può prendere decisioni informate, affidabili e in tempi ristretti, favorendo così la presa in carico di un maggior numero di pazienti e l’ottimizzazione delle risorse umane del sistema sanitario. Dall’altro lato, l’accesso a questi stessi dati favorisce l’empowerment del paziente che, potendo valutare l’effetto dei suoi comportamenti sul suo stato di salute, diventa soggetto attivo e consapevole e non più ricettore passivo di prestazioni sanitarie. Nell’ambito della salute mentale, la tecnologia sta anche riuscendo a ridurre lo stigma legato alla fruizione delle prestazioni psicologiche e psichiatriche, abbattendone così le barriere all’accesso.

Un’altra dimensione della sicurezza è quella legata all’affidabilità della diagnosi clinica. In che modo i recenti sviluppi tecnologici rendono la telemedicina più sicura nella sua applicazione e nei suoi risultati?

Mirella: Oggi siamo oltre la ‘Medicina 4P’, vogliamo aggiungere la P di Precisione: dal punto di vista del sistema sanitario, del professionista e dell’utente la telemedicina offre infatti una precisione e sicurezza unica. Possiamo sostenere l’operatore non esperto nell’utilizzo delle sonde ecografiche grazie all’ausilio di sistemi di teleguidance. Attraverso strumenti IoT possiamo raccogliere i parametri vitali del paziente, correrarli e analizzarli in modalità predittiva, permettendo così al medico di medicina generale di coordinare veramente la situazione di salute dell’assistito.

Le stesse piattaforme certificate, tracciando qualsiasi parametro vitale (misurazione, risultato di un esame) e correlandolo con quelli già presenti, favoriscono il clinical risk management e forniscono al medico tutte le informazioni necessarie ad una diagnostica più precisa.

Le Speaker

Francesca Carraro è avvocato con una consolidata esperienza nel diritto privato internazionale e di consulenza alle aziende. Collabora con la startup Chino.io fornendo la propria consulenza nel settore della privacy compliance, in particolare nel settore dello sviluppo e consolidamento di Digital Health App. É coinvolta nel progetto H2020 AICCELERATE, dove si occupa di data protection e etica.

Silvia Gabrielli è ricercatrice senior presso il Digital Health Lab della Fondazione Bruno Kessler. Da oltre 10 anni si occupa di progettazione partecipativa di tecnologie per la sanità digitale, la promozione di sani stili di vita, la gestione delle cronicità e la riabilitazione a domicilio. Attualmente collabora al progetto H2020 KRAKEN per lo sviluppo di una piattaforma di condivisione e intermediazione di dati biomedicali nel rispetto dei regolamenti internazionali a tutela della sicurezza e della privacy dei dati.

Mirella Mastretti è direttore della ricerca e sviluppo e strategia di Medicaltech. Nel corso di 30 anni di attività ha ricoperto ruoli quali responsabile laboratori R&D aziende ICT in collaborazione con il Politecnico di Milano/EDA CEFRIEL, docente di calcolatori e direttore marketing strategico per le tematiche di lifescience e di healthcare. Presidente e co-fondatrice dell’associazione Talent4Rise, è anche ambasciatrice dell’Innovazione e parte delle 100 esperte italiane STEM.

La registrazione completa dell’evento è disponibile sul canale YouTube di HIT: