La transizione ecologica spiegata dalle protagoniste di ResearcHERs Power

La transizione ecologica, una delle sfide più importanti di questo secolo, è stata al centro della tavola rotonda Resilienza energetica e decarbonizzazione, moderata da HIT lo scorso 2 settembre.

Nel corso dell’appuntamento, parte del ciclo di webinar ResearcHERs Power, abbiamo riflettuto sulle sfide e sulle opportunità poste dalla transizione ecologica. Dalla decarbonizzazione del sistema energetico al ricorso all’idrogeno verde, dalla valorizzazione delle biomasse all’ingresso dei prosumer nel mercato energetico: per garantire efficacia, efficienza e stabilità non è sufficiente abbandonare le fonti fossili ma è necessario adottare un nuovo paradigma economico, tecnologico e di governance.

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Come si posiziona il Cluster Tecnologico Nazionale Energia rispetto al tema della decarbonizzazione e della transizione ecologica? Quali sono gli obiettivi e le linee di intervento per i prossimi anni?

Claudia: il Piano di Azione Triennale contribuisce al raggiungimento dei target previsti dal Green Deal, dal SET Plan e dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 definendo una roadmap tecnologica e di sviluppo e identificando tecnologie, processi, metodi e sistemi a supporto della decarbonizzazione. Il documento identifica sei macroaree (reti e microreti smart, accumulo energetico tecnologie e sistemi di gestione e controllo, dispositivi innovativi, tecnologie e metodologie di misurazioni per applicazioni smart grid, efficienza energetica e fonti energetiche rinnovabili, smart energy e catena del valore dell’idrogeno e CCUS) e una serie di traiettorie tecnologiche verticali a ciascuna macroarea.

Tra le traiettorie tecnologiche vi sono anche le tecnologie e i processi per la produzione di biocarburanti e bioenergia da biomassa sostenibile. Quali sono le tecnologie sulle quali state attualmente lavorando e in che modo possono contribuire a rendere il sistema energetico sempre meno dipendente dai combustibili fossili?

Daniela: le recenti direttive stanno spingendo verso la produzione di biometano da digestione anaerobica, perché il gas prodotto presenta un contenuto di metano elevato ed è versatile, dato che può essere sia immesso nella rete di distribuzione, sia usato come biocarburante. C’è poi anche il biometano avanzato, che gode di un regime di incentivazione favorevole rispetto al biometano perché prodotto da specifiche tipologie di biomassa, quali alghe o frazione organica dei rifiuti urbani. Stiamo lavorando anche sull’integrazione tra diversi processi per migliorarne l’efficienza, ad es. tra processi termochimici e biologici, così come tra digestione anaerobica e produzione di microalghe.

Anche l’idrogeno rappresenta un tassello chiave, complementare ad altre tecnologie. In particolare, la ricerca si sta concentrando sempre più sulla produzione di un particolare tipo di idrogeno – quello verde – prodotto via elettrolisi e vettore di energia 100% rinnovabile. A che punto siamo ora e quali sono i prossimi passi per far sì che l’idrogeno verde diventi a pieno titolo parte integrante del sistema energetico?

Chiara: l’idrogeno verde è ancora una produzione di nicchia a causa dei costi elevati degli elettrolizzatori e dell’impiego delle rinnovabili. Per questo è opportuno creare impianti di grandi dimensioni, che riescano così a fare leva sull’effetto economia di scala, riducendo così i costi di produzione e aumentando l’efficienza e la flessibilità. In tutto ciò la collaborazione tra ricerca e industria è fondamentale, soprattutto per sviluppare tecnologie in grado di mitigare la variabilità stagionale delle energie rinnovabili, di migliorare il trasporto pesante e di soddisfare le esigenze di settori hard-to-abate (quali siderurgico, cartiere e vetrerie).

 

Le Speaker

Chiara Pellegrini è project manager presso il Centro Sustainable Energy di Fondazione Bruno Kessler – FBK. Si occupa della gestione di progetti europei nel settore dell’energia rinnovabile e della sostenibilità, relativi a tecnologie di produzione, distribuzione e utilizzo dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, delle batterie di nuova generazione per lo stoccaggio di #elettricità e dei nuovi modelli energetici a supporto della “clean energy transition”.

Claudia Vivalda, ingegnere nucleare, è attualmente la direttrice della Segreteria Tecnica del Cluster Tecnologico Nazionale Energia e si occupa della gestione operativa dell’associazione. Ha esperienza nel coordinamento di gruppi di ricerca così come in progetti collaborativi a livello nazionale, europeo ed internazionale. Ha partecipato alla stesura di importanti normative, come la direttiva europea sullo stoccaggio geologico dell’anidride carbonica.

Daniela Bona lavora presso la Fondazione Edmund Mach, Istituto Agrario di San Michele all’Adige – Company, presso il Dipartimento Agricoltura di Montagna del Centro trasferimento Tecnologico nell’Unità Risorse ambientali energetiche e zootecniche. Si occupa di processi biologici di trasformazione delle biomasse per la produzione di bioenergia e fertilizzanti organici, in ottica di sviluppo della bioeconomia.

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