La startup accompagnata da HIT è tra le poche imprese al mondo ad occuparsi del tema della carne “cresciuta in laboratorio”

Come sarà la bistecca del futuro? Il tema della carne coltivata, chiamata anche “artificiale” o “in vitro”, ovvero della carne creata grazie a processi di laboratorio a partire da cellule muscolari di animali vivi, divide non poco. Da una parte c’è chi vede in questa nuova produzione un sostituto feticcio da demonizzare. Dall’altra c’è chi evidenzia gli enormi vantaggi che potrebbe apportare a livello globale l’implementazione di una produzione alternativa di questo tipo: significherebbe non aver più bisogno di uccidere animali, di crescerli in allevamenti intensivi, ma anche aumentare la sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti, la velocità della produzione e ottenere una maggiore sostenibilità ambientale e minore allocazione di risorse agricole.

Bruno Cell, nata dal lavoro dei due professori associati dell’Università di Trento Stefano Biressi e Luciano Conti, in cui ha voluto credere e investire un illuminato imprenditore romano nel campo delle carni tradizionali, rappresenta l’unica realtà italiana e una delle uniche al mondo a occuparsi di questa nuova frontiera agroalimentare. E le prospettive di business e sviluppo si stanno alimentando sempre più proprio grazie alle sinergie con l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione trentina. Accompagnata da HIT, la startup sta per investire 100 mila euro nel finanziamento di un dottorato in innovazione industriale con l’Università di Trento, sostenendo la collaborazione con una figura professionale altamente specializzata che svolgerà ricerca d’avanguardia presso i laboratori del Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata CIBIO, affiancando i prof. Biressi e Conti. Ma non finisce qui: Bruno Cell sta avviando un rapporto di collaborazione con Trentino Sviluppo e la Provincia autonoma di Trento per ottenere un supporto e investimento in ricerca, vagliando altresì la possibilità di insediarsi presso Trentino Sviluppo.

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I prof. Luciano Conti e Stefano Augusto Maria Biressi